Piccolo trattato di tecnica pittorica – De Chirico

Titolo Articolo:

PICCOLO TRATTATO DI TECNICA PITTORICA - De Chirico

Un leggero e snello libricino Di Giorgio De Chirico sulle principali tecniche di pittura

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De Chirico Piccolo Trattato di tecnica pittorica

  ♦ CATEGORIA:            Saggio
  ♦ AUTORE:                  De Chirico
  ♦ TITOLO:                    Piccolo trattato di tecnica pittorica
  ♦ SOTTOTITOLO:        –
  ♦ CASA EDITRICE:     Abscondita (collana Miniature)
  ♦ ANNO EDIZIONE:     2015
  ♦ TIPO COPERTINA:   brossura (morbida)
  ♦ FORMATO:                19,4 x 10,6 cm
  ♦ NUMERO PAG:         102
  ♦ ILLUSTRAZIONI:      B/N
  ♦ PREZZO:                   13 €

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Mi è capitato di acquistare questo snello libricino in un punto vendita al termine di una mostra qualche tempo fa e poi di averlo letto in varie fasi essendo il tempo sempre tiranno.

Ho pensato di suggerirvi questa lettura perchè, nonostante sia stato scritto dal Grande Maestro nell’ormai lontano 1928 e le tipologie di colori ed altri medium a sua disposizione fossero sicuramente diversi da quelli reperibili nei tempi odierni, vi sono tutta una serie di preziosi consigli che potrebbero tornare utili anche oggi.
Il breve scritto, a differenza degli innumerevoli testi che De Chirico ha lasciato e dedicati alla pura teoria artistica, filosofica ed estetica, si concentra solamente su consigli pratici senza mai risultare noioso.
Gli argomenti trattati sono tanti, dai materiali di supporto (tele), alle tipologie di colori da utilizzare, agli altri prodotti necessari come le vernici finali, oli diluenti etc, alle varie tecniche tra cui la tempera e varie modalità di pittura ad olio.

Per esempio ho trovato molto utile la parte dove si parla degli oli per diluire il pigmento (pg 24). Io avevo sempre utilizzato fino ad ora l’olio di lino che però tende ad ingiallire nel tempo ed è più grasso secondo me, tra l’altro rallentando l’essiccazione del pigmento. Invece lui elogia l’olio di papavero, sostenendo di avere conseguito i migliori risultati. Nonostante lui sostenga che usato puro soprattutto su una tela non assorbente e scoperta asciughi troppo lentamente e vada preferibilmente diluito in parti uguali con essenza di trementina, io trovo che rispetto all’olio di lino asciughi più velocemente (usandolo in porzioni parsimoniose nel diluire il colore sulla tavolozza) e risulti meno grasso.

E’ interessante quando poco avanti vengono fornite indicazioni ed osservazioni su vari colori e relative proprietà positive e negative.
Prendiamo per es i bianchi: nonostante l’artista dichiari che il bianco d’argento sia il più perfetto di tutti i bianchi preferisce il bianco di zinco perchè non si altera e non altera i colori ad esso mescolati; io per varie ragioni ho il bianco di zinco ma ho utilizzato di più il bianco di titanio che mi pare abbia una intensità e luminosità maggiore.
Del giallo cromo viene detto che essendo un prodotto dell’ossido di cromo sopporta male il contatto degli altri colori e si conserva bene isolato, io tuttavia per necessità il giallo cromo lo utilizzo molto e non ho un occhio così sopraffino per valutare se davvero le miscele con quest’ultimo subiscano così tanto l’effetto del giallo. Del giallo di napoli l’autore sostiene che sia “alquanto pericoloso”, usato molto dai pittorifrancesi dell’ottocento, contenendo arsenico decompone il bianco d’argento ed i rossi; usato con il bianco di zinco è meno pericoloso e se la tela finita non è verniciata tende ad acquisire con il tempo una tinta verdastra.
Della terra di Cassel, che ahimè io uso, De Chirico sostiene che cambia e che fa cambiare i colori con cui è mescolata, e che se usata da sola ed in piccole quantità e stesa su una superficie asciutta risulta meno pericolosa.

Interessanti i suggerimenti che l’autore fornisce su come preparare una tela anche se onestamente da tempo io parto direttamente dalla tela acquistata che possiede già una sua preparazione base senza perdere più tempo nella preparazione a gesso (stendendo mani di gesso diluito e poi scartavetrando in modo da ottenere superfici molto fini), preferisco acquistare tele estrememente fini da subito.
L’autore suggerisce di procedere così:
“dare due mani di emulsione a tempera sopra una tela già preparata a gesso è ottimo per lavori da elaborare a lungo con tante mani di colore;”
per preparare invece una tela a gesso si riportano i seguenti passi:
prendere della tela da sacco, tirarla sopra un telaio a chiavi;
passare sulla tela una sola mano di colla gelatina e bianco di Spagna messi a bollire lungamente in parti uguali in modo da avere una poltiglia densa;
con un coltello smussato o tagliacarte si raschia bene sulla tela ancora bagnata in modo che resti poca imprimitura che riempia i pori
;”
così, sostiene l’autore, lavorando rapidamente con colore molto diluito in essenza di trementina si possono ottenere bellissimi effetti di tinte chiare ed opache.

Altrettanto interessanti le pagine nelle quali De Chirico parla della pittura a tempera (da lui abbondantemente utilizzata) suddividendola in magra e grassa. Ad un certo punto scrive: “Il grande vantaggio che offre la pittura a tempera si vede specialmente quando bisogna eseguire certi dettagli, come per esempio le ciglia e le sopraciglia, i capelli con i loro riflessi, le rughe, certi effetti di trasparenza in stoffe tenui posate sulle carni. Si è spesso sorpresi con quale rapidità si può portare avanti l’esecuzione di questi dettagli e tutti i pittori sanno quanto sia difficile rendere tali dettagli con i colori a olio e quanto si rischi con essi a cedere nel leccato e nell’accademico a meno di coprire tutto con l’aspetto di un grande stile personale, come in Francia fu il caso di Ingrès…”
Senza dilungarsi troppo in tutte le istruzioni per realizzare delle buone tempere riporto perchè interessante gli ingredienti da Da Chirico elencati per preparare una tempera grassa all’olio di papavero che lui dichiara essere quella con cui ha dipinto i suoi migliori quadri tra cui cita L’Autoritratto con tavolozza.
L’autore sostiene che tale tempera è chiara, solida, elastica, verniciata si ravviva ma non scurisce, i bianchi non cambiano, i colori non diventano mai opachi, ecco gli ingredienti riportati nel libro:
1 tuorlo d’uovo
2 cucchiaini da caffè di olio di papavero
1 cucchiaino da caffè di essenza di trementina o petrolio
1/2 cucchiaino da caffè di glicerina pura chimicamente
1 cucchaino da caffè di aceto bianco
1 cucchiaino da caffè di acqua

Passando alla pittura ad olio, è interessante quando l’autore fornisce suggerimenti su come realizzare il disegno preparatorio sulla tela, problema sempre per tutti i non professionisti me compreso.
L’autore suggerisce di partire da una tela a trama fine e realizzare il disegno a carbonella, ma poichè quest’ultima anche se ben fissata quando sottoposta al lavoro del pennello e dei colori può sporcare quest’ultimi e diluirsi, viene consigliato anzichè di fissare il disegno di ripassarci sopra leggermente con un colore diluito in sostanze essiccanti (trementina con qualche goccia di Courtrai); dopo qualche minuto quando il disegno è asciutto si può spolverare via la carbonella con uno straccio e iniziare a dipingere.
In alternativa utilizzando tele non assorbenti preparate ad olio si spiega di realizzare il disegno a carbonella e fissarlo con fissativo comune, poi si suggerisce di procedere diversamente:
si pigli della colofonia, si pesti bene fintanto che si riduca in polvere poi si metta in una boccetta con dell’alcol a novanta gradi, indi si agiti bene la boccetta; colofonia e alcol in parti uguali; con questa soluzione si spruzzerà bene la tela con un vaporizzatore; così la tela sarà più piacevole a lavorarsi poichè la soluzione spruzzatavi rende la superficie liscia e il pennello vi scorre facilmente; […] il colore attacca perfettamente, il pennello scivola, le tinte anche molto fluide non si spandono nè colano, la luminosità del colore aumenta.”

Nel libricino ci sono tantissimi suggerimenti che non è possibile riportare per intero, lascio voi decidere se acquistarlo e godere della piacevole lettura.

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