Come fotografo i miei dipinti

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COME FOTOGRAFO UN MIO DIPINTO

Avete bisogno di fotografare un vostro dipinto? Ecco come mi sono organizzato io.

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♦ Pittura ad olio e disegno
♦ Rivolto ai non esperti 
♦ Come fotografare un proprio dipinto o disegno  
♦ Lunghezza articolo:   breve
♦ VIDEO TUTORIALS:  NO

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Salve, se come me vi dedicate alla pittura (nel mio caso amatoriale) avrete sicuramente prima o poi avuto necessità di dover fotografare in casa un vostro dipinto (o disegno) per presentarlo nel web.
Non avendo la possibilità di rivolgersi ad uno studio fotografico professionale e dovendo arrangiarsi in casa vi sarete posti mille domande come ha fatto io da tempo.
Qui proverò a illustrarvi come alla fine mi sono organizzato dopo tanti anni di tentativi.

I fattori principali da considerare secondo me sono:

  • tipologia sorgenti luminose dell’ambiente;
  • come disporre il dipinto, macchina fotografica, luci;
  • la macchina fotografica;

La tipologia di luce presente nella stanza.

Nelle nostre case potremmo avere diverse tipologie di fonte di luce artificiale, lampadine alogene, ad incandescenza e magari tubi neon e sempre più spesso ormai lampadine a led. Ognuna di queste sorgenti di luce artificiale è caratterizzata da un colore della luce diverso.
Una delle caratteristiche della luce è la sua “temperatura di colore”, ovvero come si presenta ai nostri occhi tramite il suo colore. La sua caratterizzazione nella letteratura tecnica e scientifica avviene tramite l’unità di misura di temperatura del grado Kelvin (K°) con una scala cromatica come mostrato nella figura sotto. Ai valori più bassi di 2000 K° corrisponde circa il colore della fiamma del caminetto (quindi molto calda) mentre all’estremità superiore di 8000 K° corrisponde il colore blu del cielo. Tra i due estremi si trovano i valori di circa 2700 K° corrispondenti alla luce calda delle lampadine ad incandescenza, i 3000 K° delle lampade alogene (sempre luce calda sul giallo), i 5500 K° che corrispondono alla soluzione ottimale di luce bianca (il più neutra possibile) della luce solare di mezzogiorno. I neon e le lampadine a led si trovano attualmente sul mercato almeno di tre tipologie, calde (2700 K°), più neutre (4000 K°), azzurre (6500 K°).

Il colore della luce influenzerà la fotografia e la resa del bilanciamento del bianco della macchina fotografica. Ideale sarebbe avere una illuminazione il più neutra possibile, quindi con un colore di 5500 K° ma lampade con queste caratteristiche sono difficili da trovare e sono disponibili per i professionisti oltre che costose.
Io mi sono accontentato di una luce tra i 4000 K° e 4500 K° bianco lattiginosa prodotta da due proiettori da esterno a led della Philips da 150 watt ciascuno riuscendo a sviluppare una quantità di luce (flusso luminoso misurato in lumen – Lm) per singolo proiettore pari a 135 ln/watt * 150W = 20500 lm, quindi con due proiettori ho a disposizione ben 41.000 Lm.

Osservazione

I due proiettori sono stati acquistati online su questo sito spagnolo:
https://www.ledkia.com
anche se ultimamente non sono riuscito più a trovare il mio modello nel loro catalogo.

Per vostra curiosità una lampada alogena da 400 Watt produce un flusso luminoso di circa 6000 lumen.
Ricordo che più avrete luce e meglio la macchina fotografica lavorerà.

La tipologia di luce presente nella stanza.

Converrebbe collocare il dipinto da fotografare in modo che sia il più verticale possibile così che esso sia parallelo al piano del sensore della macchina fotografica in modo che la ridotta profondità di campo che potreste ottenere dalla macchina fotografica in base alla quantità di luce disponibile ed al diaframma non troppo chiuso non rischi di lasciare delle porzioni del quadro sfocate (fuori fuoco).
La soluzione ottimale potrebbe essere quella di appendere il dipinto alla parete. Io invece ho optato per mia comodità e necessità contingenti  per lasciare la tela sul cavalletto ma assicurandomi che sia il più verticale possibile.
Per quanto riguarda la posizione delle luci, a suo tempo, indagando nel web avevo trovato in blog di fotografia il suggerimento di collocare i proiettori luminosi su supporti collocati ai due lati del dipinto con un’angolazione di 45 ° rispetto alla perpendicolare al piano del quadro, ricorrendo a quattro lampade di uguale potenza posizionate come in figura sotto ed orientate verso il centro del dipinto in modo da evitare il formarsi di ombre anomale.

A mio avviso me questo tipo di soluzione comporta almeno due problemi:
– dover avere ben quattro proiettori e doverne fissare due sullo stesso supporto, cosa che io non sarei stato in grado di realizzare fisicamente;
– avevo notato in precedenza quando utilizzavo due proiettori alogeni da 500 watt anziché led che orientando la fonte di luce direttamente sulla tela si potevano creare fastidiosi effetti ottenuti dalla diversa riflessione della luce da parte delle superfici dipinte rimaste opache e da altre rimaste più lucide (preferisco fotografare il quadro appena terminato e non dopo aver applicato la finitura trasparente lucida che creerebbe fastidiosi puntini brillanti);
Quindi ho optato sempre per la collocazione dei due supporti a 45 ° rispetto alla verticale del dipinto ma con solo due proiettori led fissati su due supporti ad U ed orientati verso il soffitto.
In questo modo la luce che investe il dipinto è minore perché solo quella riflessa dal soffitto tuttavia risulta più morbida e diffusa; il fatto di giungere solo dall’alto può comportare nella parte bassa dell’inquadratura un’ombra più scura ma la sua intensità fa sì che questo effetto non si percepisca nella foto finale.

La macchina fotografica va collocata su un cavalletto in modo da poter utilizzare tempi più lenti visto che la fonte di luce per quanto possa essere intensa non sarà mai come quella del sole all’esterno.
Per assicurarmi che il piano del sensore della macchina fotografica sia il più parallelo possibile al piano del dipinto onde evitare distorsioni da prospettiva (per intenderci i lati del dipinto potrebbero venire con diverse inclinazioni e non verticali e orizzontali) io provvedo a misurare la distanza dei due piedi anteriori del cavalletto rispetto alla base del cavalletto da studio dove è appoggiato il quadro in modo che siano uguali, in questo modo sono relativamente tranquillo sull’avere la complanarità tra dipinto e sensore.

Dal lato cavalletto macchina fotografica sarebbe ottimale avere il supporto con almeno una bolla per indicare l’orizzontalità lungo l’asse trasversale (vedi figura), meglio ancora se disponete di una bolla anche per l’altro asse orizzontale perepndicolare al primo (inclinazione laterale) di cui io non purtroppo non dispongo.

La Macchina Fotografica

Parlando della macchina fotografica arriva il punto dolente perché non tutti possono permettersi un modello costoso. Io nel corso degli anni ne ho possedute tante di livello medio basso, poi medio (sia automatiche che mirror less) e solo di recente mi sono potuto permettere di passare ad un buon modello di fascia alta, una Sony mirror less digitale a sensore full frame (Alfa 7RIII da 40000 Mpx) con obiettivo 24-70 mm Sony ottiche Zeiss con luminosità costante ad apertura F4.
In ogni caso farete con quello che avete, quasi tutti i modelli si possono fissare alla vite di supporto del cavalletto e ormai tutte hanno il bilanciamento automatico della temperatura colore. Se però possedete un modello che permetta di regolare in manuale la temperatura del colore è meglio (nel mio caso in genere scelgo il valore di 4200 K° che mi sembra il migliore compromesso anche in funzione dell’intervallo di gradi kelvin dichiarato dal costruttore dei due proiettori led in mio possesso).
Perché è importante il bilanciamento corretto del bianco?
Perché noterete che se sceglierete un valore di gradi kelvin troppo basso la foto avrà delle dominanti di colore ambra-gialle per cui i punti che dovrebbero essere bianchi saranno invece dei grigi caldi viranti verso toni gialli, se sceglierete valori di gradi Kelvin troppo alti la foto avrà una dominante più azzurra, e i punti che dovrebbero essere bianchi saranno invece dei grigi freddi viranti verso il blu. Di norma effettuo in fase di “post produzione” tramite un programma di fotoritocco (Photoshop) le correzioni necessarie per tentare di eliminare dominanti da bilanciamento non corretto.
Come ausilio per l’attività di correzione di cui sopra ho applicato sulla parte superiore del cavalletto per dipingere un rettangolo di carta bianco con una parte dipinta con bianco di titanio ad olio (il bianco che uso di più) – VEDI FIG SOTTO. Quando apro la foto con Photoshop verifico con lo strumento contagocce cliccando sul rettangolino bianco (oppure in alternativa su un punto del quadro dove so di aver applicato un tono quasi bianco) il colore puntuale: il programma mi restituisce il valore esadecimale del colore e mi mostra se il tono è troppo grigio e/o con una leggera variante (in genere verso il giallo o anche un leggero verde). Quindi provo prima ad applicare su questo punto il cursore dopo aver selezionato dall’opzione correzione immagine – curve – punto bianco, il software corregge tutti i colori della foto illuminandola e facendo in modo che in quel punto ci sia il vero bianco (in esadecimale #FFFFFF). Se, come a volte accade, questo tipo di correzione automatica è troppo brusca perché altera troppo l’immagine, allora provo a procedere in modo più graduale provando ad applicare dei filtri correttivi (in genere blu) per compensare l’eccessiva viranza verso toni caldi e poi agisco su parametri come livello di esposizione, luminosità e contrasto per schiarire l’immagine in modo da vederla nel modo più simile a come la vedono i miei occhi.

Per quanto riguarda le regolazioni della macchina fotografica, se siete pratici lascio a voi la scelta.
In ogni caso o la lasciate in automatico, oppure se avete la possibilità di regolarla manualmente, scegliete apertura di diaframma  in modo da non avere profondità di campo troppo ampia (ricordate di aver verificato che la tela sia il più verticale possibile) per far entrare più luce nel sensore (ultimamente ho scelto F5,6 con ISO 125 e tempi 1/30), impostate autoscatto in modo da non toccare la macchina per i tempi lenti scelti e rischio di mosso e non tenete i valori di ISO troppo alti a meno di non avere un apparecchio fotografico molto buono che non genera troppo disturbo all’aumentare del valore di quest’ultimi. Se non siete sicuri della verticalità della tela e della qualità dell’autofocus della macchina potete sempre optare per un valore di apertura diaframma più alto (per esempio da F8 in su) con conseguente maggiore profondità di campo ma tempi di scatto molto più lenti.
Infine scegliete sulla vostra macchina fotografica la modalità scenario e le opportune regolazioni di contrasto, saturazione e nitidezza che più ritenete adatte: sempre meglio non aumentare troppo la saturazione per non alterare la naturalezza dei colori.

Di seguito un esempio di foto appena scattata senza correzioni (a sinistra sotto) con lati inclinati in modo errato da raddrizzare con Photoshop (io uso MODIFICA -> TRASFORMA -> DISTORCI) e la versione corretta per rendervi conto della differenza che si può ottenere dalla foto scattata e dalla versione finale

Osservazione

Nel caso dobbiate fotografare invece un disegno suggerisco di fissare quest’ultimo con delle puntine su di una tavola di multistrato almeno da 5 mm in di spessore in modo che rimanga rigida e non fletta e poi posizionarla sul cavalletto da studio al posto della tela dipinta assicurandovi sempre che sia il più verticale possibile.

Mi auguro che alcune di queste considerazioni e suggerimenti pratici possano tornarvi utili.

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