L’Italia dell’Arte Venduta

Titolo Articolo:

L'ITALIA DELL'ARTE VENDUTA - Collezioni disperse, capolavori fuggiti

Un piccolo ma dettagliato testo divulgativo di Fabio Isman sulla diaspora delle grandi opere d’arte italiane sparse tra musei e collezionisti privati di tutto il mondo.

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  ♦ CATEGORIA:            Divulgazione
  ♦ AUTORE:                  Fabio Isman
  ♦ TITOLO:                    L’Italia dell’arte venduta
  ♦ SOTTOTITOLO:        Collezioni disperse, capolavori fuggiti
  ♦ CASA EDITRICE:     Il Mulino (collana inserzioni)
  ♦ ANNO EDIZIONE:     2017
  ♦ TIPO COPERTINA:   brossura (morbida)
  ♦ FORMATO:                25,0 x 12,3 cm
  ♦ NUMERO PAG:         274
  ♦ ILLUSTRAZIONI:      colore
  ♦ PREZZO:                   16 €

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Ho letto in maggio di quest’anno questo libro e ho deciso di proporvelo per contribuire a fortificare la consapevolezza di ciascuno di noi sia sulla grandezza artistica del nostro paese, scrigno mondiale di tesori dell’arte sia sull’immane tragedia della dispersione delle nostre opere d’arte di tanti secoli in paesi e collezioni straniere.
Il libro è una disamina articolata e dettagliata ma non troppo noiosa sui motivi per i quali innumerevoli collezioni d’arte e singoli capolavori un tempo in Italia sono finiti in possesso di collezioni e musei stranieri ma anche spesso di privati per cui se ne sono perse le tracce.

Per citare alcuni esempi tratti dalla premessa:
“Il volto austero del doge veneziano Leonardo Loredan, eternato da Giovanni Bellini forse nel 1501, è a Londra; …”
“Il soffitto di 4 metri e mezzo per due e mezzo sotto cui hanno bevuto il caffè Claude Monet, Henry James e Eleonora Duse, è emigrato a New York al Metropolitan: l’ha creato Giovanni Battista Tiepolo attorno al 1750, a Palazzo Barbaro sul Canal Grande, dov’è rimasto un secolo.”
“E sparsi per il mondo, se non perduti, tutti i 15 Caravaggio raccolti dai fratelli Giustiniani nel palazzo di Roma, oggi dimora del presidente del senato”
“Dalla Chiesa di San Francesco Grande demolita nel 1806 ed allora la più vasta a Milano dopo il Duomo è finita a Londra la Vergine delle Rocce di Leonardo: per 110 zecchini, ceduta nel 1875 allo scozzese
Gavin Hamilton, archeologo, pittore e mercante che vive a Roma negli ultimi quarantanni.”
“Alvise Zorzi contava oltre 25.000 dipinti veneti sparpagliati ai quattro venti soltanto per l’arrivo dei Napoleonici…..”
“Piero Boccardo dirige i musei di Genova […] e calcola che in nemmeno un secolo, il suo d’oro tra la fine del Cinque e pieno Seicento, la Superba commissioni e raccolga almeno 10.000 dipinti; ma oggi assicura ne restano forse mille…”

L’autore, sempre nella premessa sostiene che “L’Italia si è sempre disfatta dei pezzi migliori della propria arte […] In qualunque secolo e per i motivi più diversi. Perchè mutano la la moda e il gusto, o cambiano gli spazi delle abitazioni e dei palazzi; perchè ai figli non piace quanto raccolto dai padri; o, più banalmente, per la necessità di vile denaro: perchè le famiglie dei committenti e collezionisti vanno in rovina, e spesso ai nobili non resta che il blasone. […]”

Piange il cuore constatare che nei più prestigiosi ed importanti musei nel mondo le sezioni dell’arte primitiva, rinascimentale, barocca italiana sono tra le più desiderate e ammirate dai visitatori e vanto per i maggiori. Dopotutto l’atore ricorda che il vero collezionismo d’arte è nato proprio in Italia, formatosi in particolare a Venezia piuttosto che a Firenze o negli altri comuni.
Sempre nella premessa l’autore afferma “E’ una diaspora terribile. Che non è mai stata raccontata, se non per episodi isolati, e in modi assolutamente sporadici. Con quanto si è dileguato dai nostri lidi, si potrebbero costituire non uno, ma dozzine di musei di straordinaria importanza: quelli della nostra cattiva coscienza.
Di chi, per gli impulsi più eterogenei, si è disfatto di opere abbastanza fondamentali; ha smembrato e permesso di dividere e separare pale d’altare celebri e celebrate; decontestualizzando il passato; distrutto dimore anche decantate; rimosso le proprie radici; addirittura tradito e cassato le storie di famiglia, magari ignorando addirittura i testamenti espressamente vincolanti,
di chi se n’era andato da poco.[…]”

Come ricorda Isman solo di recente si è cominciato forse timidamente a indagare sulle collezioni più remote e la loro dissipazione. Per fortuna la legislazione attuale permetterebbe allo Stato Italiano diritto di prelazione per l’acquisto di importanti opere d’arte che stiano per essere cedute all’estero, ma evidentemente la lotta è impari, se anche di recente avvengono “sparizioni” di opere d’arte prestigiose anche con sotterfugi al limite della legalità come per esempio il caso riportato da Isman nelle pagine finali di un San Pietro Penitente di Jusepe de Ribeira detto “lo Spagnoletto” (1591 – 1692) uscito dal territorio italiano e finito al Metropolitan di New York nel 2011. Il quadro apparteneva in origine al Cardinale Baldeschi e attraverso tutta una serie di passaggi di proprietà alla fine sembra appartenesse a due sorelle perugine e la richiesta di esportazione viene fatta da un loro concittadino, Raniero Benedetto degli Oddi, il quale presenta il dipinto a Venezia e non a Roma (sede più competente) e sotto feste natalizie e guarda caso proprio un giorno in cui i funzionari dell’export, invece dei tre abituali, sono due e poco esperti dell’artista e del periodo.
Forse la superficie del quadro è stata adulterata, sta di fatto, racconta l’autore, che nei verbali il Ribeira risulta “opera di scuola bolognese della prima metà del XVII secolo” e quindi non possiede “nè la nobiltà nè la qualità artistica, per essere vincolato, non vanta un’attribuzione certa” ed è “ampiamente ridipinto”.
In questo modo i funzionari ministeriali ne concedono l’esportazione con l’attestazione di libero transito. Guarda caso il quadro ricompare presto a Madrid dall’antiquario Coll & Cortès, mentre nello stesso autunno è venduto al museo americano per un milione di dollari, con lodi e dichiarazioni di originalità provenienti da direttori di diversi musei in Italia ed all’estero.

La diaspora sta tuttora continuando (in particolare un riferimento va all’archeologia illegale con i tombaroli che da decenni riescono a far uscire dal nostro paese numerosi reperti di pregio, soprattutto dell’arte etrusca) e sembra difficile arrestarla…

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